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Serata con Pippo Pappalardo

La serata al Sikanie apre le porte a noi semplici fruitori di un mondo che spesso erroneamente, viene considerato come totalmente visibile e scoperto. Ma, il luogo segreto della fotografia ci viene svelato nelle sue più recondite gallerie dal critico Pippo Pappalardo. Egli ci invita dentro cunicoli in cui a gran voce ripete che la "la fotografia non sa mentire, ma i bugiardi sanno fotografare" (Lewis Hine, nel 1909).  Essa è il frutto di quella parte di realtà che il fotografo vuole mostrarci , un frammento di un' unicità a noi sconosciuta ma, tangibile. Egli ci propone scatti in cui il ritratto è ciò che il fotografo immagina, porzioni di tempo in cui fotografie inceppate, protagonisti famosi di tempi passati vengono immortalati a volte in modo tecnicamente imperfetto, generando opere d' arte. Un esempio concreto ci viene offerto dalla famosa foto di Gandhi inento nella lettura di alcuni appunti, unica testimone di tre scatti bruciati e per questo sprecati, la fotografa ci comunica, che quell' unica foto è l' estremo reperto fruibile di quel momento irripetibile, ma tecnicamente "sporco", perché in primo piano un telaio ci distrae dal "punctum" cioè dal fulcro dello scatto, un telaio che in altre circostanze sarebbe divenuto troppo impegnativo per la visione gradevole dell' insieme, diventa, grazie a quell' unicità di cui parlavamo, testimone di vita quotidiana e in questo caso tutte le regole  si sottomettono all' esigenza dell' informazione e ogni cosa a un tratto diventa possibile. Ecco come una fotografia può diventare mille cose e come possono i gusti modificare i nostri giudizi davanti a esigenze più grandi. Secondo voi potremmo dunque parlare di una fotografia  "prostituta" che si propone preda facile ai mutamenti del miglior offerente? O forse l' arte della quale siamo figli è un' "amante" che tradisce il miglior osservatore, che sovverte le reali intenzioni ma, che genera storia. Infondo l' attimo catturato dal "click" ( di cui ognuno conosce il sensibile rumore ) imprigiona un momento nell' eternità ed esso è passibile di qualsiasi interpretazione, ma ognuna di esse si riferisce a un momento esistito, parte di un reale sfuggito nel tempo. Aristotele scriveva: " Il tempo è il numero del movimento secondo il prima e il dopo". Essa è ricordo ma, al tempo stesso rimembranza costruita in una posa, come il ricordo di un figlio che spera di fermare la somiglianza col padre, come ci racconta l' ultimo scatto della fantastica rassegna, in cui due fratelli si stringono la mano cercando di vedere nei tratti reciproci un' "appartenenza" perduta. Personalmente credo che l' arte di vedere e fermare attimi, sia la più grande e affascinante delle avventure, perché non c'è niente che esista in natura, oltre essa, che fermi in un quadro la realtà che fluisce irrimediabilmente. Graziana Toscano